La verità della mosca

tra il bisogno di morire
del corpo alcolico spirituale
sbatti le ali
e il vizio del fumo
eterno
della mente carnaria
sbatti le ali
c’è la vita da bruciare
per consumare fuoco
sbatti i piedi
non hai più radici
solo venti e stagioni
ti ho preso i ricordi
con gli occhi chiusi
le mani le mani
i demoni
ubriachi

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Non è ancora maggio

Un impero di bugie
ecco cosa sei diventato
terreno mio anima
come un buco al cuore
ti nascondi per fumare
e domani smetto
ti nascondi fra le montagne
come un animale schivo

Rivendichi
col grido della poiana
che sono ancora vivo

Nel paesaggio verde fiorito
al buio
ne ho intorno l’abbraccio
vedo arrivare la primavera
un gatto che guarda le stelle
come una cosa vera

Il sole al torrente
non mi dà prurito
mi manca la mia leucemia
respiro sangue
una piccola pietra rossa
come una mandorla vestita
Sapessi camminar sull’acqua
del Palar
come un’idrometra
vivrei già da illuminato
come un punto irraggiungibile

Non è ancora maggio
nella mia vita
e se ci sono delle priorità
la più importante e struggente
è farti felice, Elaria
È farti l’amore mille volte ancora

Puoi capire cosa vuol dire
colore verde smeraldo
solo dopo aver visto
il lago di Cornino
alle prime luci del mattino
Così è viverti accanto
nel mese di aprile

Resto seduto
sotto la pioggia
che ingrossa
il Tagliamento
del tuo orgasmo

Volere un figlio
poco prima di morire
non è egoismo
né tantomeno
l’illusione di sopravvivere
alla propria morte
È solo riconoscersi natura

Vedere al buio il Tiliment

Preferisco morire puntato
dal vostro dito
che non ha capito
perché sono pazzo
come un uovo nel gioco del Truc
più di un santo
come un malato
che rinunciare a questo
meraviglioso delirio
liquido negli occhi
sotto i piedi
che mi spinge a parlare
al cielo aperto
ai fili d’erba
E attendere risposta

Io parlo alle ombre, lo so
ma camminare è il respiro
del viaggio, dicono
e io non mi scoraggio
e continuo a chiamarle
a raccolta
per il frutto più nero
quello più sincero
molto simile al silenzio
assoluto
Sono al mondo perduto

Si scrive per sconfiggere
la morte
si celebra la vita
per sfottere la cattiva sorte

Non ho paura
sono ancora calmo
come la pioggia che scorre
di notte
lungo i muri del capannone
Ho paura che le mandorle
si bagnino
Sarò forse
presto tempesta nella foresta

Si scrive sempre di se stessi
Lo facevano anche i poeti
messicani della rivoluzione
E ogni bugia diventa
maledettamente vera

Noi in Friuli
come i bacheri di Spilimbergo
sotto pressione
facciamo miracoli
e baccalà mantecato

Sono il responsabile di produzione
del mio sangue sbagliato

Rivendico il guscio
duro e liscio e appuntito
della fera bella e mansueta Pizzuta
nell’affusolato mese di settembre

Quando la poesia chiama l’azione
perdersi diventa davvero splendido

Restano le alpi carniche
che ti abbracciano
e ti proteggono fino alla fine
dell’impero di questa mia vita
orfana di amore familiare
Torno a essere un animale del bosco
l’apparizione sfuggente del sacro

Un’alba che fatica a salire
ma che è già illuminazione
vera
sulle punte più alte degli aceri
a Tarvisio
È questa la bugia più sincera
come la neve ciarliera
di pace
E qui non tace
il Tocai sul frico di patate

Il cielo è in Friuli

Affilo parole al vento
camminando in cerchio
Sono specchio difronte a uno specchio
sono la realtà stessa livida
e tu ci stai in mezzo
Tu che sono io
tu che sei tutti gli altri
tutt’intorno

Più alberi che essere umani
più alberi che esseri umani

Un freddo che ti scalda il cuore
innaffio le primule nel lavandino
le lascio sole con tutta la notte
col mio destino in un bicchiere
di Refosco dal Peduncolo rosso

Un nuvolone nasconde la nostra speranza
che non muore
dice il ponte del Diavolo
di Cividale

Acquerugiola sull’albero della vita
di Piltrude
i fregi solari senza fine
i frutti della trinità fra i rami
così meravigliosamente pagana
dei suoi figli
cristiani o longobardi poco conta
friulani a testa alta come la Carnia
fieri nell’animo e sangue
umili come la spiritualità
della materia
delle genziane selvatiche
Il re Desiderio amava Elaria

La guerra è la morte
se la ricordano bene
ancora i muri delle case
i nascondigli fra le strade strette
Anche gli austriaci si commuovevano
a vederci morire come cani
lanciati con gli sbarrati contro il baratro
e le mitraglie
Gente dura che la paura
non la fermerà mai
partigiani di nascita
come le montagne

Più alberi che essere umani
più alberi che esseri umani

Il terremoto fa le onde
in ogni bicchiere di grappa
che accarezzi
con lo sguardo fra le dita schivo
giusto anche quando sbagli
foglie ruvide ma capaci di abbracciare
chiunque sia in difficoltà
La nostra clorofilla magica
può guarire ogni sorta di ferita
anche la sorte avversa

Siamo la verità di un popolo
ricco di stenti
che sa gioire della vita

Più alberi che essere umani
più alberi che esseri umani

Druidi delle rare faggete
prestati alle fabbriche

Le mosche prendono il sole
sulle zanzariere
le cimici sono cinesi

Abbracciati dalle montagne
che ci proteggono

Ciarlieri come le cornacchie
perché ubriachi di solitudine

Muliniamo le ali
se ne sente il suono
nel silenzio
è contento

Il Tagliamento in secca
dopo Dignano
sembra un drago d’acqua
che dorme
il re dei fiumi alpini
incatenato da un ponte
umano

Vivere è diventare un ricordo
la sgnappe meglio se furba

Mandi


Dio boi come un dio indiano
benzinaio a San Pietro Borc
una classe di grida i bambini
liberano le anime più pesanti

dei soldati uccisi dalla guerra
Il castello taglia il Tagliamento
fra le campane della Vergine
il volpino abbaia rauco come

la voce del monte nell’ultimo
istante di vita ah se tutto fosse
come un bel piatto di baccalà

al Bachero non si avrebbe che
da combinare un litro di bianco
della casa ma matta a matita

Orizzonte degli eventi

Ancora una volta steso sul letto
epatico
come sul tappeto del ring
con la pancia forata
da quattro coltellate
sorelle
le lacrime di Lucen
ascose nel corpo
piscio sangue dall’anima
ma non sono ancora battuto

Il dolore di tenaci aderenze
inusuale per la mia età
a pareti ispessite
ma dalla mia ho l’incoscienza
dell’eternità
una cauta lisi
come un ventiquattro dicembre
di pura eparina di gioia
e rivoluzione
la poesia è popolare
sono mia madre e il lutto
dei figli me stesso che ho perso
Sono mio padre

Perciò io lotto contro ogni evidenza
e di ogni tramonto rivendico l’alba

La mascherina
dell’anestesia della sincerità
l’ho strappata via sputando il tubo
che avevo in gola

Le tue grida d’amore Elaria
oggi hanno capito due cose
devi pensare a te stessa
e non c’è niente da fare
contro il mio essere sfrontato
nei confronti della vita
In me i contrari combaciano
Non è narcisismo
ma la leggerezza affilata
la profondità del dettaglio
è nel taglio della realtà
Il futuro ingurgita il passato
lo influenza
il presente nessuno lo ha mai visto
da vicino
Così sembra che la vita sia
il paradosso della morte
superabile solo se entrambe
perdono di significato
Sibilla Cumana sparge
sulla pelle del vento
un canto di simboli le cicale di cicatrici
nella carne spirituale
Resta allora la sensazione anomala
di vivere o morire
come accade per un arto fantasma

Sul lato magico della strada

scogli d’Afrodite e mare
alpi friulane e alberi
più alberi che esseri umani
spiagge bianche come petrolio raffinato

È il mio mondo
una piccola parte del creato
gabbiani e topi a caccia di pesce
la mattina presto

Slow-motion della nave cargo
scorre sull’orizzonte
si vede la linea increspata dalle onde
misura il tempo nella malattia della vita
l’unico bene prezioso

Quante volte bisogna raccontare
la stessa bugia prima
che anche il bugiardo ci creda?

Quante nuvole in rima
prima che la pioggia diventi tempesta?

Non sarò mai
una casa senza finestre

Un porto di braccia di ferro
enormi
abbraccia le merci
nell’amore del potere dei soldi
Il cielo di Bari sembra un filtro appassito
la periferia dell’impero
che muore
nel suo riflesso cremoso
come la schiuma dei di cornetto
e birra
Chi resta vivrà da gambero
e senza palme
oasi dello spirito
Si vogliono regalare i libri
ai barboni che muoiono di freddo
e fame per strada
La poesia ha vinto il suo talent show
Non esiste più un partito
che difende davvero i più deboli
I più deboli sono stati schiacciati
come scarafaggi
Tutti portano la barba oggi
ma quelle dei barboni puzzano
di sincerità
sono uno degli effetti collaterali
del consumo mannaro
Coi barboni mi fermavo a bere
vino da dieci franchi
steso per terra sulle griglie
che sparavano l’aria calda
dei condizionatori nei palazzi
non sapevo dove dormire a Parigi
Fa un cazzo di freddo la realtà
e pensi solo a sedarti l’animo
L’onestà intellettuale
non è una questione di gusti letterari
Pasolini lo sapeva
fin dai tempi della candida Casarsa
della Delizia

Le parole sono cose

Rinuncia a ciò che non ti serve
È uno dei passi dell’uomo
sulla via

Consacrati al cammino
– credo nella magia nera
dell’eucarestia nella realtà
perché il sacrificio del sangue
bianco è già perdono
Le ortodossie dei contrari si mescolano
così si dà il tutto è inutile
dove il nulla fortifica
le cosce che non ti partoriranno
mai più

Le parole sono cose
lo dice Patti
La poesia ritma l’azione
il continuo primo amore
dell’alba fra sterminati aranceti
catanesi
la cenere dell’Etna è il velo nuziale
della terra
Il cielo in realtà è di colore nero

Sopravvivere alla malattia
è l’obiettivo primario
ma non finale
Creare i ricordi del futuro
perdersi con lo sguardo in mezzo a mare
Una coppia di cormorani
si accarezzano il collo
mentre prendono il sole
di una mattina gelida di dicembre
Lo scoglio spirituale è l’approdo
solo il maestrale sa fare avvicinare
così i corpi del cielo e della terra

Oltre questa vita
oltre l’orizzonte
dove sembra che il mondo cada
c’è un’altra riva
dove tutto continua
fino al midollo di un nuova fine
il colpo di coda di un destino
che ho già sconfitto
Lo dice Patti
le parole sono cose

UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

Circolo16

DONATO DESIDERATO – II

donato desiderato

Sono nato a Bari il 26 aprile del 1975. Sono laureato in Lettere. Ho vissuto per anni in Francia. Lavoro in ambito industriale. Da qualche anno mi hanno diagnosticato la leucemia e ho ripreso a scrivere. Sembra faccia parte della terapia.

L’idea alla base di questo testo è il tentativo di ridare la realtà senza tagli nelle parole, in un unico piano sequenza di dettagli.

Email: desiderato.donato@gmail.com

Blog: https://donatodesiderato.wordpress.com


PIANO SEQUENZA

Sono diventato fragile come un neonato
L’amore non può essere una colica biliare
ma una luna così grossa e bassa in cielo
che se salti più in alto per strada all’alba
ci sbatti la testa contro scateni tempesta

Tu sei la mia festa invisibile alla finestra
aperta che non ha più bisogno di muri
ma di mare come il Libertà siamo liberi
di accendere lampioni per strada alle tre
del pomeriggio ma si…

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Imago mortis

O rondinella
schiacciata sull’asfalto
io perdo sempre tutto
anche gli occhiali da sole
di papà
Manco l’amore basta
a tenere vicino le cose
che ami ora
ho il cuore scoperto

(cit. la realtà)

Ho dovuto avvelenarti con la chemio
per obbligarti a reagire come non dire
della paura muscolare il primo bagno
a mare dopo un odore nero di petrolio

mi ritorni in mente io che vomito luce
Magia della leucemia sogni ti svegli
all’alba per sempre scendi dal letto
vai in bagno e davanti allo specchio

nel riflesso non c’è la tua immagine
Per niente sorpreso ritorno in camera
da letto e ti guardi che sei ancora lì

che dormi un sonno profondo come
la morte sei al sicuro nella penombra
Se il futuro sarà buio combatteremo