Poesia malata

sanguebianco

Ci deve essere un’epidemia
anche questa mia poesia appena nata
si è già bell’e malata.
Appena tu l’hai letta distaccatamente
senza fermarti e senza dirle niente
si è sentita girare un po’ la testa si è appoggiata
si è svestita si è messa a letto
dice che è malata
ha guardato un po’ le cose intorno distrattamente
poi ha chiuso gli occhi e non ha più detto niente
come Mimì finge di dormire
per poter con te sola restare
sta lì così melodrammaticamente
sta lì così senza dire niente
già così ridicola e disperata
appena appena nata.

diVivian Lamarque (cit. daInterno poesia)

View original post

Il dono

sanguebianco

Dimenticherò la mia vita
come si dimentica la nascita
perché rimanga, sola, scrittura di cellule.
(cit. Erospea)

La malattia ti cambia.
Ti cambia il punto di vista
che diventa angolo.
Considera, la differenza è capitale.
Ne va della vita.
L’angolo consente una visione
orizzontale più ampia.
Ma hai bisogno anche del verticale.
La profondità del dettaglio
è nel taglio:
contiene il corpo di tutto.
È materia spirituale.
Scegliere diventa semplice
come respirare
e il suo contrario.
Non facile.
La malattia ha lo sguardo della poesia.

View original post

Il segreto è donato

Ho visto tante piccole cose
ridotte a scatole vuote
Le rose senza petali
la tela del ragno
del sogno
ho sonno
non dormo

Micosi le stelle lode sulla pelle
Ho aperto gli occhi
vissuto nei boschi
della passione delirante
Ero l’amante assoluto:
sì, ho vissuto
e il suo contrario
E mai un abbaglio
mai un figlio
mai una paura
un’altra vita ancor più dura
quasi pura
mai la natura
manco l’acqua sulla luna
potrà fermare e per fortuna
la fine infine del giorno
dell’eterno mio ritorno
la strada di fuoco
del padre morto
risorto
ormai troppe volte

Ti sei accorto
che più vai avanti
e più diventa semplice
essere la scelta?

Non c’è malattia
né cura
non c’è vera bugia
sangue bianco o alba oscura
che possa cancellare
o anche solo sfumare
il fatto solare in mezzo a uno spineto
il matto crudo da pregare
il mare così nudo e segreto
il dono di Dio
che io sia il cielo di un infinito aprile

The Lost Last Wish List

Non vivere come me
senza manco avere uno schifo di perché
Non morire come me
solo come il re di un regno completamente vuoto
Non parlare come se
ascoltassi solo te che non parli mai
con la scusa di avere pochi o troppi guai
Non amare come me
che non ho mai amato ahimè
sordo ai baci alle carezze
ai teneri sorrisi ai lamenti più bulimici
per paura di non soffrire
di gioire di fallire di non saper dire non ti amo
come il fondo tondo seccato della tazzina di caffè
che scordo sempre di lavare
prima di impazzire
Non ti pentire senza capire
Non languire ma fa’ buon sangue
Non pensare come chi
pensa che il lunedì sia cattivo
e il sabato sera il preservativo antidepressivo
di una noia così noiosa da sembrare allegria
come il prurito di un’allergia
Una vita di quasi vale anche meno di una di mai
Non sognare come me
che non ho mai dormito bene
Non viaggiare come il niente
che ha fretta di arrivare
Non mangiare per mangiare
ma mangia solo quando hai fame
Non startene rinchiuso in una stanza
Drogati di speranza
Apri la finestra
che entri la tempesta
Corri per strada c’è la neve
Dillo quando vuoi bene
Onora il combattimento
Respira calmo controvento
Violenta è la tua sorte così forte così dolce
Non avere paura del male
perché tutti lo sanno fare
e anche molto ma molto bene
Illusioni alle televisioni
Solo l’uso non l’abuso che consuma
Le tue pene sono sceme
Non scopare come un’ortica
Il tuo cazzo la tua fica non sono il sesso di tutti
perché la carne della libertà è nuda
Dentro al cesso non c’è un topo
Dopo che hai vomitato tira l’acqua
e manda a cagare quest’agonia
Non fermarti a cogliere l’attimo
ma brucialo e passa al prossimo
Ricorda di dimenticare
La memoria è uno spazio aperto
Non scrivere senza ridere
Li vedi gli altri se ti guardi allo specchio?
E allora renditi utile
perché il potere è inutile sulla volontà
Balla un chiassoso cancan
I soldi valgono quello che possono comprare
Piscia felice sul ciglio dello strapiombo
L’anima più degna morde allo stomaco
come l’ulcera di una notte insonne
L’alba non si avvicina anche se è già mattina
Non piangere sotto la pioggia
Sotto il sole le lacrime sono più buone
Seccano dissetano
E bevi vino tanto vino
affinché tu sia più ubriaco del destino
che comunque non esiste manco a pregarlo
in una chiesetta di montagna
Scegli di credere in sei cose impossibili
semplice Alice
Ritma l’azione all’orizzonte
Fottitene di aver ragione
ma ragiona come l’ape sopra il fiore
ritorna sempre al tuo alveare
Abbi pazienza come un gatto
Abbi un gran cuore di cane
Tra il reale e il virtuale
tu continua a imparare a giocare
La campagna è la pace
ma quanta fatica il frutto del dolore
La malattia non è mai stata santa
È il privilegio cieco dei chiaroveggenti
Mettiti le mani in bocca
Assapora questa terra anche se è in guerra
Difendila difendi i tuoi i suoi figli
le foglie degli alberi
gli animali e quelli umani
Che il rispetto sia un fatto
e non un letto rifatto dall’odio
L’ipocrisia è una misera bugia
Vai al mare come un fiume
come il cielo come le nuvole
e ricorda che anche tu
sei stata una rondine che veloce volava
in un giro di otto infinito
anche tu proprio ora che non ci sei più
Il silenzio non è d’oro
È solo Dio

Il cazzo di tutto

Con i malati terminali
si usa un riguardo
che è già un allontanamento.
iTer

Io davanti a me insonne volo
c’è di tutto è bello e di brutto
Che uccello che sono ali in posa
di niente è nulla e lo vedo bene

Ogni dettaglio d’insieme è solo
Forte ogni nascita è un lutto
Sogni su ogni mia singola rosa
La mia sorte è luna nelle vene

Po di piene e paludi da ansare
nude che ti fanno l’occhiolino
fino a che tu non migri a capo

Riso rosso basmati e daccapo
mangio sì mangio zuccherino
vino la voglia di scopare tutto

Foglie di un Natale umano

Pruriti lunghi e diffusi al cuore
sul corpo qui la mente è distesa
È rossa sul torace dell’anima
la piaga, e un rx ancora da fare.

Stiamo sotto Natale e a mare
della vita, speriamo sia l’ultima,
a litigare perché qui la spesa
è già mangiare. Bari al dottore

portagli il cestino. Ci vado io.
Cime di rapa e antistaminico,
son tornate le pulci sulle ali.

Foglie, noi non siamo tutte uguali
ma abbiamo tutte un policlinico
di voglie e un diabetico addio.