Mandi


Dio boi come un dio indiano
benzinaio a San Pietro Borc
una classe di grida i bambini
liberano le anime più pesanti

dei soldati uccisi dalla guerra
Il castello taglia il Tagliamento
fra le campane della Vergine
il volpino abbaia rauco come

la voce del monte nell’ultimo
istante di vita ah se tutto fosse
come un bel piatto di baccalà

al Bachero non si avrebbe che
da combinare un litro di bianco
della casa ma matta a matita

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Orizzonte degli eventi

Ancora una volta steso sul letto
epatico
come sul tappeto del ring
con la pancia forata
da quattro coltellate
sorelle
le lacrime di Lucen
ascose nel corpo
piscio sangue dall’anima
ma non sono ancora battuto

Il dolore di tenaci aderenze
inusuale per la mia età
a pareti ispessite
ma dalla mia ho l’incoscienza
dell’eternità
una cauta lisi
come un ventiquattro dicembre
di pura eparina di gioia
e rivoluzione
la poesia è popolare
sono mia madre e il lutto
dei figli me stesso che ho perso
Sono mio padre

Perciò io lotto contro ogni evidenza
e di ogni tramonto rivendico l’alba

La mascherina
dell’anestesia della sincerità
l’ho strappata via sputando il tubo
che avevo in gola

Le tue grida d’amore Elaria
oggi hanno capito due cose
devi pensare a te stessa
e non c’è niente da fare
contro il mio essere sfrontato
nei confronti della vita
In me i contrari combaciano
Non è narcisismo
ma la leggerezza affilata
la profondità del dettaglio
è nel taglio della realtà
Il futuro ingurgita il passato
lo influenza
il presente nessuno lo ha mai visto
da vicino
Così sembra che la vita sia
il paradosso della morte
superabile solo se entrambe
perdono di significato
Sibilla Cumana sparge
sulla pelle del vento
un canto di simboli le cicale di cicatrici
nella carne spirituale
Resta allora la sensazione anomala
di vivere o morire
come accade per un arto fantasma

Sul lato magico della strada

scogli d’Afrodite e mare
alpi friulane e alberi
più alberi che esseri umani
spiagge bianche come petrolio raffinato

È il mio mondo
una piccola parte del creato
gabbiani e topi a caccia di pesce
la mattina presto

Slow-motion della nave cargo
scorre sull’orizzonte
si vede la linea increspata dalle onde
misura il tempo nella malattia della vita
l’unico bene prezioso

Quante volte bisogna raccontare
la stessa bugia prima
che anche il bugiardo ci creda?

Quante nuvole in rima
prima che la pioggia diventi tempesta?

Non sarò mai
una casa senza finestre

Un porto di braccia di ferro
enormi
abbraccia le merci
nell’amore del potere dei soldi
Il cielo di Bari sembra un filtro appassito
la periferia dell’impero
che muore
nel suo riflesso cremoso
come la schiuma dei di cornetto
e birra
Chi resta vivrà da gambero
e senza palme
oasi dello spirito
Si vogliono regalare i libri
ai barboni che muoiono di freddo
e fame per strada
La poesia ha vinto il suo talent show
Non esiste più un partito
che difende davvero i più deboli
I più deboli sono stati schiacciati
come scarafaggi
Tutti portano la barba oggi
ma quelle dei barboni puzzano
di sincerità
sono uno degli effetti collaterali
del consumo mannaro
Coi barboni mi fermavo a bere
vino da dieci franchi
steso per terra sulle griglie
che sparavano l’aria calda
dei condizionatori nei palazzi
non sapevo dove dormire a Parigi
Fa un cazzo di freddo la realtà
e pensi solo a sedarti l’animo
L’onestà intellettuale
non è una questione di gusti letterari
Pasolini lo sapeva
fin dai tempi della candida Casarsa
della Delizia

Le parole sono cose

Rinuncia a ciò che non ti serve
È uno dei passi dell’uomo
sulla via

Consacrati al cammino
– credo nella magia nera
dell’eucarestia nella realtà
perché il sacrificio del sangue
bianco è già perdono
Le ortodossie dei contrari si mescolano
così si dà il tutto è inutile
dove il nulla fortifica
le cosce che non ti partoriranno
mai più

Le parole sono cose
lo dice Patti
La poesia ritma l’azione
il continuo primo amore
dell’alba fra sterminati aranceti
catanesi
la cenere dell’Etna è il velo nuziale
della terra
Il cielo in realtà è di colore nero

Sopravvivere alla malattia
è l’obiettivo primario
ma non finale
Creare i ricordi del futuro
perdersi con lo sguardo in mezzo a mare
Una coppia di cormorani
si accarezzano il collo
mentre prendono il sole
di una mattina gelida di dicembre
Lo scoglio spirituale è l’approdo
solo il maestrale sa fare avvicinare
così i corpi del cielo e della terra

Oltre questa vita
oltre l’orizzonte
dove sembra che il mondo cada
c’è un’altra riva
dove tutto continua
fino al midollo di un nuova fine
il colpo di coda di un destino
che ho già sconfitto
Lo dice Patti
le parole sono cose

UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

Circolo16

DONATO DESIDERATO – II

donato desiderato

Sono nato a Bari il 26 aprile del 1975. Sono laureato in Lettere. Ho vissuto per anni in Francia. Lavoro in ambito industriale. Da qualche anno mi hanno diagnosticato la leucemia e ho ripreso a scrivere. Sembra faccia parte della terapia.

L’idea alla base di questo testo è il tentativo di ridare la realtà senza tagli nelle parole, in un unico piano sequenza di dettagli.

Email: desiderato.donato@gmail.com

Blog: https://donatodesiderato.wordpress.com


PIANO SEQUENZA

Sono diventato fragile come un neonato
L’amore non può essere una colica biliare
ma una luna così grossa e bassa in cielo
che se salti più in alto per strada all’alba
ci sbatti la testa contro scateni tempesta

Tu sei la mia festa invisibile alla finestra
aperta che non ha più bisogno di muri
ma di mare come il Libertà siamo liberi
di accendere lampioni per strada alle tre
del pomeriggio ma si…

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Imago mortis

O rondinella
schiacciata sull’asfalto
io perdo sempre tutto
anche gli occhiali da sole
di papà
Manco l’amore basta
a tenere vicino le cose
che ami ora
ho il cuore scoperto

(cit. la realtà)

Ho dovuto avvelenarti con la chemio
per obbligarti a reagire come non dire
della paura muscolare il primo bagno
a mare dopo un odore nero di petrolio

mi ritorni in mente io che vomito luce
Magia della leucemia sogni ti svegli
all’alba per sempre scendi dal letto
vai in bagno e davanti allo specchio

nel riflesso non c’è la tua immagine
Per niente sorpreso ritorno in camera
da letto e ti guardi che sei ancora lì

che dormi un sonno profondo come
la morte sei al sicuro nella penombra
Se il futuro sarà buio combatteremo

Solari le alghe della via

Non si può essere così tanto concentrati sul presente da non uscire mai dal momento che stai vivendo

(cit. Kid Chocolate)

Questa è l’estate dei bagni lunghissimi
coi bambini e le cozze nere andate
a prendere in bici all’ultima pescheria
di San Giorgio quella con le fontane

di mare quella di papà e del nonno
Non ho più sonno io sono sempre
sveglio e forse voglio anche un figlio
un cane con cui ringhiare e farti

l’amore Elaria. Questa è l’estate
delle bugie sul fatto di fumare erba
dopo la chemio la combustione

che mi fa male e la mia voglia
di fregarmene della malattia
Questa è l’estate in cui ho capito
che la vita non è solo mia
ma anche – e forse soprattutto
e sopra il lutto della mia nascita
di chi mi ama pazzamente

La tavola di cemento armato rotonda
sugli scogli è il simbolo dell’unione
della combustione liquida
tra me e il mare
non c’è niente che non sia
cambiare sempre nelle onde
Solare è mangiare le alghe la mia via
o meglio la focaccia di Montecristo

Jeanne Moreau est morte o strobili

#strobilo1
Sono solo io quello che parte
che va via silenzioso
dall’abisso
Più preziosa del sapere
c’è la pace
Questo lo dice il Tao
tacendo
Sono solo io che quello che parte
con un’arte di grida
sospirate

Jeanne Moreau est morte
Jeanne Moreau est morte

E io mi riavvicino a Parigi
attraverso la misteriosa Udine

Sono solo io quello che parte
Ed è vero anche se non è vero
perché a partire siamo in tanti
ma ognuno è solo
e lascia qualcosa di unico
La bellezza opprimente
del caldo che mi godo oggi a Bari
La bellezza opprimente di tutto
il Mediterraneo
che ci incatena lontano
da sempre
Una specie di sogno in un incubo
di abbandono
Il suo mare ormai è un camposanto
di speranze
Erano solo bambini
rossi come i fenici
Krita viaggia ed erra
L’odio cavalca le onde
La schiuma è sangue
ma non si vede da sotto l’ombrellone
che ora vola rosso
sulla spiaggia libera
ed è bello guardarlo

[Al capannone scatta sempre
la corrente
Non so quale santo
non ci abbia fatto ancora bruciare qualche PLC
Il mio l’hanno già bruciato
la leucemia e la chemio
Il mio midollo ne sta installando
uno nuovo con meno del 5 per cento
di errori capelluti]

Una fame contro un’altra
Una obesa con tutte le malattie
del consumo
L’altra con la fame di consumare
perché scappa dalla vita della guerra

#strobilo2
Rotonda delle fontane
l’acqua ghiacciata che riscalda il cuore
rosso come una melanzana rossa
sotto il cielo notturno del Pollino
protetto dal buio dei faggi gelosi
del carbone
dei pini loricati
Gli spiriti buoni delle pietre liquide
del Lao
sono i colori che fanno venire fame
dell’alba che cammina
la mattina sui picchi verdi
rosei di luce
come quella del rumore delle lucertole
[la Serra del Crispo
i Giardini degli Dei]
che fa girare le foglie alla menta piperita
Il cielo sembra vero
semplice come la vita dell’erba

Il mio spirito è molto giovane
fra gli alberi che soffrono per il caldo
e deve ancora loricare
Tra qualche anno sarà ricoperto
di aghi di ghiaccio
Da buon figlio di sarto imbastirò
lo scheletro argentato
dell’eterno che a sé ritorna
protetto dalla resinosità solare
Sull’abisso l’argento vivo
del mio tronco morto
resisterà diritto contro il cielo spoglio
per decenni alti duemila metri

Dove non arriva la luce
non c’è sottobosco
Il Mercure è la fonte della compassione
Nitriscono i cavalli ritornati
liberi allo stato brado
I tafani succhiano felicità e sangue

#strobilo3
E io che ti dico
che questo siamo
litighiamo invece di amarci
ma lasciarci è morire
e anche ora non desidero
che baciarti
basterebbe per essere
contenti di vivere
Una cosa così semplice
Una cosa da ridere
La pace non si trova ma si crea
La verità è come le sigarette
bisogna smettere di colpo

#strobilo4
Combatterò per vincere
anche se vincere può voler dire
perdere e morire
Andare allora oltre se stessi
per ritrovarsi e sopravviversi
tutto in un montante di parole
che sferro contro il sole
Il mare davanti a Pane e Pomodoro
mi è testimone
fra i topi marini
che si nutrono di tutto in abbondanza
della liquida Bari
Una vera e propria fognatura pura
di speranze coliformi
com’è la vita di ognuno
nei modi dei mondi possibili
Strangolati dalle alghe
siamo una spiaggia di voglie
a cui il maestrale strappa
il finale nelle ossa
il solleone nel midollo
di un vortice d’acqua nero lucifero

Una fossa marina
e quel vecchio
seduto alla panchina
ad aspettare il tempo
È un momento
ma davanti ha tutto il blu
di questa città
strafatta di birra più
da cui si parte si ritorna
e si riparte
l’Odissea è il film di questo
lungomare di vita

Papà a San Giorgio

Pensarti è già vederti giovane
uomo col vigore di chi è cresciuto
andando al mare sugli scogli
tu che sei nato sotto le bombe del ‘43

Ti tuffi da sarto fendendo le onde
sembri felice con il nonno Donato
che è l’ordine sei forte più della morte
che hai in sorte infame nel sangue

Il sole ti bagna e mi guardi soddisfatto
di tuo figlio che non teme di tuffarsi
dallo scoglio più alto non ho più paura del buio

Mamma ieri notte mi ha insegnato a contare
le stelle sulla veranda tu cuci e fischi nella sartoria
della vita come l’estate che finisce
in un’ultima soffocante giornata
frinisce nelle cicale dell’ombra
La malattia ha il passo livido
di un granchio sincero
come l’alga verde spirituale
che lo nasconde
Furtivo il mio sguardo è vivo
È il tuo
Pulsa la cozza pelosa del segreto di tutto
sulla bocca di tutti da sempre
fra le sue tenaglie d’amore senza cura
senza un corpo né un’anima per sempre

Pescatore di luce o chemiosonetto 

Alla mia leucemia
che scorre sotterranea
come un Lao spirituale

Amore che mi precisi contro
il ritmo già li scordo i difetti
del mio cuore il gatto scatto
sui tuoi piedi lo smalto rosso

Senza mai una tregua come
le onde io non so che amarti
mosso lo sguardo magnetico
luna e rotte la notte in mare

Tu sei la mia terra promessa
la mia nuda promessa sposa
e saranno tempeste di sole

botte di gioia e risate salate
buone di pane e pomodoro
La stella polare nel cielo terso del mattino
ora ci imita il cammino
che non ricordavamo perso
Un turbinio di foglie
le figlie del maestrale
non limita il volo a otto delle rondini
fra gli angoli dei palazzi
In basso a questo male
ci sono solo io come ognuno dei pazzi
del mondo