UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

Circolo16

DONATO DESIDERATO – II

donato desiderato

Sono nato a Bari il 26 aprile del 1975. Sono laureato in Lettere. Ho vissuto per anni in Francia. Lavoro in ambito industriale. Da qualche anno mi hanno diagnosticato la leucemia e ho ripreso a scrivere. Sembra faccia parte della terapia.

L’idea alla base di questo testo è il tentativo di ridare la realtà senza tagli nelle parole, in un unico piano sequenza di dettagli.

Email: desiderato.donato@gmail.com

Blog: https://donatodesiderato.wordpress.com


PIANO SEQUENZA

Sono diventato fragile come un neonato
L’amore non può essere una colica biliare
ma una luna così grossa e bassa in cielo
che se salti più in alto per strada all’alba
ci sbatti la testa contro scateni tempesta

Tu sei la mia festa invisibile alla finestra
aperta che non ha più bisogno di muri
ma di mare come il Libertà siamo liberi
di accendere lampioni per strada alle tre
del pomeriggio ma si…

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Imago mortis

O rondinella
schiacciata sull’asfalto
io perdo sempre tutto
anche gli occhiali da sole
di papà
Manco l’amore basta
a tenere vicino le cose
che ami ora
ho il cuore scoperto

(cit. la realtà)

Ho dovuto avvelenarti con la chemio
per obbligarti a reagire come non dire
della paura muscolare il primo bagno
a mare dopo un odore nero di petrolio

mi ritorni in mente io che vomito luce
Magia della leucemia sogni ti svegli
all’alba per sempre scendi dal letto
vai in bagno e davanti allo specchio

nel riflesso non c’è la tua immagine
Per niente sorpreso ritorno in camera
da letto e ti guardi che sei ancora lì

che dormi un sonno profondo come
la morte sei al sicuro nella penombra
Se il futuro sarà buio combatteremo

Solari le alghe della via

Non si può essere così tanto concentrati sul presente da non uscire mai dal momento che stai vivendo

(cit. Kid Chocolate)

Questa è l’estate dei bagni lunghissimi
coi bambini e le cozze nere andate
a prendere in bici all’ultima pescheria
di San Giorgio quella con le fontane

di mare quella di papà e del nonno
Non ho più sonno io sono sempre
sveglio e forse voglio anche un figlio
un cane con cui ringhiare e farti

l’amore Elaria. Questa è l’estate
delle bugie sul fatto di fumare erba
dopo la chemio la combustione

che mi fa male e la mia voglia
di fregarmene della malattia
Questa è l’estate in cui ho capito
che la vita non è solo mia
ma anche – e forse soprattutto
e sopra il lutto della mia nascita
di chi mi ama pazzamente

La tavola di cemento armato rotonda
sugli scogli è il simbolo dell’unione
della combustione liquida
tra me e il mare
non c’è niente che non sia
cambiare sempre nelle onde
Solare è mangiare le alghe la mia via
o meglio la focaccia di Montecristo

Jeanne Moreau est morte o strobili

#strobilo1
Sono solo io quello che parte
che va via silenzioso
dall’abisso
Più preziosa del sapere
c’è la pace
Questo lo dice il Tao
tacendo
Sono solo io che quello che parte
con un’arte di grida
sospirate

Jeanne Moreau est morte
Jeanne Moreau est morte

E io mi riavvicino a Parigi
attraverso la misteriosa Udine

Sono solo io quello che parte
Ed è vero anche se non è vero
perché a partire siamo in tanti
ma ognuno è solo
e lascia qualcosa di unico
La bellezza opprimente
del caldo che mi godo oggi a Bari
La bellezza opprimente di tutto
il Mediterraneo
che ci incatena lontano
da sempre
Una specie di sogno in un incubo
di abbandono
Il suo mare ormai è un camposanto
di speranze
Erano solo bambini
rossi come i fenici
Krita viaggia ed erra
L’odio cavalca le onde
La schiuma è sangue
ma non si vede da sotto l’ombrellone
che ora vola rosso
sulla spiaggia libera
ed è bello guardarlo

[Al capannone scatta sempre
la corrente
Non so quale santo
non ci abbia fatto ancora bruciare qualche PLC
Il mio l’hanno già bruciato
la leucemia e la chemio
Il mio midollo ne sta installando
uno nuovo con meno del 5 per cento
di errori capelluti]

Una fame contro un’altra
Una obesa con tutte le malattie
del consumo
L’altra con la fame di consumare
perché scappa dalla vita della guerra

#strobilo2
Rotonda delle fontane
l’acqua ghiacciata che riscalda il cuore
rosso come una melanzana rossa
sotto il cielo notturno del Pollino
protetto dal buio dei faggi gelosi
del carbone
dei pini loricati
Gli spiriti buoni delle pietre liquide
del Lao
sono i colori che fanno venire fame
dell’alba che cammina
la mattina sui picchi verdi
rosei di luce
come quella del rumore delle lucertole
[la Serra del Crispo
i Giardini degli Dei]
che fa girare le foglie alla menta piperita
Il cielo sembra vero
semplice come la vita dell’erba

Il mio spirito è molto giovane
fra gli alberi che soffrono per il caldo
e deve ancora loricare
Tra qualche anno sarà ricoperto
di aghi di ghiaccio
Da buon figlio di sarto imbastirò
lo scheletro argentato
dell’eterno che a sé ritorna
protetto dalla resinosità solare
Sull’abisso l’argento vivo
del mio tronco morto
resisterà diritto contro il cielo spoglio
per decenni alti duemila metri

Dove non arriva la luce
non c’è sottobosco
Il Mercure è la fonte della compassione
Nitriscono i cavalli ritornati
liberi allo stato brado
I tafani succhiano felicità e sangue

#strobilo3
E io che ti dico
che questo siamo
litighiamo invece di amarci
ma lasciarci è morire
e anche ora non desidero
che baciarti
basterebbe per essere
contenti di vivere
Una cosa così semplice
Una cosa da ridere
La pace non si trova ma si crea
La verità è come le sigarette
bisogna smettere di colpo

#strobilo4
Combatterò per vincere
anche se vincere può voler dire
perdere e morire
Andare allora oltre se stessi
per ritrovarsi e sopravviversi
tutto in un montante di parole
che sferro contro il sole
Il mare davanti a Pane e Pomodoro
mi è testimone
fra i topi marini
che si nutrono di tutto in abbondanza
della liquida Bari
Una vera e propria fognatura pura
di speranze coliformi
com’è la vita di ognuno
nei modi dei mondi possibili
Strangolati dalle alghe
siamo una spiaggia di voglie
a cui il maestrale strappa
il finale nelle ossa
il solleone nel midollo
di un vortice d’acqua nero lucifero

Una fossa marina
e quel vecchio
seduto alla panchina
ad aspettare il tempo
È un momento
ma davanti ha tutto il blu
di questa città
strafatta di birra più
da cui si parte si ritorna
e si riparte
l’Odissea è il film di questo
lungomare di vita

Papà a San Giorgio

Pensarti è già vederti giovane
uomo col vigore di chi è cresciuto
andando al mare sugli scogli
tu che sei nato sotto le bombe del ‘43

Ti tuffi da sarto fendendo le onde
sembri felice con il nonno Donato
che è l’ordine sei forte più della morte
che hai in sorte infame nel sangue

Il sole ti bagna e mi guardi soddisfatto
di tuo figlio che non teme di tuffarsi
dallo scoglio più alto non ho più paura del buio

Mamma ieri notte mi ha insegnato a contare
le stelle sulla veranda tu cuci e fischi nella sartoria
della vita come l’estate che finisce
in un’ultima soffocante giornata
frinisce nelle cicale dell’ombra
La malattia ha il passo livido
di un granchio sincero
come l’alga verde spirituale
che lo nasconde
Furtivo il mio sguardo è vivo
È il tuo
Pulsa la cozza pelosa del segreto di tutto
sulla bocca di tutti da sempre
fra le sue tenaglie d’amore senza cura
senza un corpo né un’anima per sempre

Pescatore di luce o chemiosonetto 

Alla mia leucemia
che scorre sotterranea
come un Lao spirituale

Amore che mi precisi contro
il ritmo già li scordo i difetti
del mio cuore il gatto scatto
sui tuoi piedi lo smalto rosso

Senza mai una tregua come
le onde io non so che amarti
mosso lo sguardo magnetico
luna e rotte la notte in mare

Tu sei la mia terra promessa
la mia nuda promessa sposa
e saranno tempeste di sole

botte di gioia e risate salate
buone di pane e pomodoro
La stella polare nel cielo terso del mattino
ora ci imita il cammino
che non ricordavamo perso
Un turbinio di foglie
le figlie del maestrale
non limita il volo a otto delle rondini
fra gli angoli dei palazzi
In basso a questo male
ci sono solo io come ognuno dei pazzi
del mondo

Sguardi di crisantemi

#1
Tu, come stai?
Cantava Baglioni
rispondo dopo pochi secondi

È vero che mi sento un santo
ma essere un santo non vuol dire
non avere reliquie di difetti
e cattiveria cattiva
come la vipera

Ma è vero che è morto?
Chi?
Baglioni
Ma no
Ho letto che è in tour
E vabbè. Non si sa mai
strada facendo morirai

#2
Gridi di rondini
sfrecciano lucertole
del sole sono vive
Margheritine ultraviolette

nella discarica la macchia mediterranea
Non sono tranquillo nell’animo mio
e cerco di scegliere
We are family

Morire vivere di cancro
è un incidente stradale
al rallentatore
insieme al dolore
anche la gioia è amplificata
L’esperienza della realtà
è così elettrificata
Acustico rimane solo il cuore

#3
Che meraviglioso inganno
mi regala ancora una volta
il mare
Una montagna d’acqua e sole
e sono più di una pietra
sono il suo crepitio interno
mosso dalle onde che rotola
in mano
Sono vicino e lontano

#3bis
E tornano quegli occhi
armati solo dei loro problemi
che parlano piangono lamenti
e mai ascoltano
perché sono un buco
e ti guardano come tu fossi
già morto

Io sono risorto
da quando sono
invisibile e sordo
Un malato immaginato
liscio come un sasso bianco
la schiuma
sul mal di schiena più cocciuto
della mia vita
Il ricordo quasi
un monito d’amore
my best friend
pentostatina
Sono in remissione
La prima ripresa è vinta

#4
Tiro il fiato e respiro in ogni cosa
sono il possibile fato irriso
il riso pilaf e la rosa dei venti
che ripulisce il cielo sfitto in aria
Altri tempi verranno
altri pugni alla milza
già sanguinante
Pioverà sul bagnato
Sarà salato e brucerà
sulle ferite
ma udite cattedrali di nuvole
all’orizzonte
sarò preciso e veloce
nel colpire
perché la profondità del taglio
è nel dettaglio
del pugno poesia pura
in movimento l’impatto
difesa e attacco

#5
Il mio secondo giorno di compleanno
è un istologico sotto il 5 per cento
perciò soffia vento soffia forte
sbatti la sorte le porte la morte
Io rido anche se sono tutto un livido

#6
La rarità gioca a mio vantaggio
Maggio è finito
Ora è giugno nella mia vita
Comincio a sentirne
la fatica
ma sono un pugno

#7
Solo il respiro diventa più leggero
Sono più sincero
Come un gatto graffio il sole
le mie sono solo parole
Le abbandono
questo è il mio dono
alla verità

#8
Oggi ho dovuto abbandonare
una cosa
tipo il sogno
di noi sorelle famiglia di rosa
Lo dirò alla mia unica figlia
Le dirò del cerchio delle verità
costruite coi dettagli delle bugie
Tutto porta a una scelta
Ogni singolo sorriso ti sorprenderà
per sempre

#9
La realtà lascia come il sole
ustioni sulla pelle
dopo la chemio della poesia
Non ci sono parole idratanti
che possano bagnare
i solchi arsi del mio viso
Ma a guardarmi per davvero
il mio sguardo è di paradiso
Lo dice lo specchio
pagherai per questo riflesso
O è il paracetamolo da mille
la mille lire che ho trovato
in un libro della BÉC
le vibrisse raggianti della birra
Tutto il guadagno
è un bagno a mare
che ora vale molto di più
In un preciso senso
di ciò che è qui è ora
vale forse tutto
come il bello del brutto
proprio come quello che cammina
sugli scogli reggendosi la pancia
piena di cozze crude
Il fare adorabile e vergognoso
delle donne nude
che ho baciato
alcune amato a ragione
rabbioso e introvabile
Come il sale tanti anni fa
l’orizzonte è un inganno
gentile come una buona azione
che chiede l’elemosina all’uscita
dei supermercati come prima
all’entrata della chiesa
Il consumismo è una religione
Le guerre qualcosa da vendere
Serve chi compri
Servono i morti a Londra e a Parigi
Uno schermo
la televisione sublime
con cui posso parlare e mangiare
videochiamare pure a Cristo
Ho in mano il lontano
e sono tristo
i pixel fingono luci di reticoli d’anime
come fanno i diversi versi un universo

#10
E guardo il mondo da un oblò
della malattia
e la vera sorpresa
è che non è cambiato
I moscerini mi danno ancora fastidio
anche se ora li chiamo figli

#11
Tutta musica che non mi piace
questo alzarsi la gonna
per mostrare la pelle appesa
delle gambe magre
Lanci lacci di sensi di colpa
Ci imprigioni nella tua angoscia
mamma
a noi tuo figlio le tue figlie
Il tuo animo è un pronto soccorso
dello spirito
Siamo alla mercé
del tuo eterno umore nero
È la prima forma di infinito
che ho conosciuto
Sono mesi che i tuoi sono solo
sguardi di crisantemi
mentre i miei si sforzano
di essere
un endecasillabo adagiato
lungo tutti gli orizzonti del mondo
che mi ospita e mi abita
le barche dei pescatori
a indicare gli accenti sulle onde
L’alba in mare è la luce del suono
di una tromba
come in un video musicale degli anni ‘80
Mamma
siamo stati felici

#11bis
I granchi ridono sullo scoglio al sole
e io con loro
In un preciso senso sono
il fiore di uno scemo che ride
senza la traccia inutile del minino pensiero
per chi sta di casa nullepart
Sono diventato pericolosamente vero
Questo è il dono della mia malattia
Anniento buchi neri nel sangue
Lancio sortilegi dolci
come il canto delle sirene
capaci di incatenare i demoni
a se stessi
allo scoglio del male che sono
con due sole sillabe di morte
e ti stringevo la mano
per paura di cadere
Stai attento
Si scivola
Scappano
ma pizzicano

Tu non sei Medea
e io non so ancora morire
alla fine
la vedo come Cat Stevens
it’s a wild world

Tu non sei Medea
tu sei il vampiro
dell’eterno amore materno
che non partorirebbe mai
i suoi figli
Sei un contrario
Ti nutri di noi

Maggio notturno

Stanco d’ogni riflesso
ora sono lo specchio muto
di un’orrenda favola
di veleni

i fuochi d’artificio
dell’abbandono

Mai più una finzione
solo violenta sincerità
e prati di pesciolini a pascolare
alghe notturne sotto le barche
del porto la Vela
fra i lampioni del mare
che si gridano contro

Una penultima birra
prima del vomito l’anima
nella luce più oscura
Io sono la tua più lurida paura

In un attimo
anche in uno solo
c’è la gioia di tutta la vita

G7 Bari zero

È venuta la morte e aveva gli occhi
di papà ghiacciati dal sapere di stare
a morire. L’ho accompagnato in pace
come il mare quando è una tavola

verde. L’ho reso trasparente, scoglio
d’aguzzo invisibile ai fantasmi d’alghe
È diventato l’onda lenta sotto il sole
Io mi accompagnerò e giuro su tutto

da solo per il piacere di saperlo prima
come lo sa la bocca che farà una rima
un pugno alla faccia. Poca cosa rossa

una rosa fresca in un giardino malato
come ha fatto Bari io qui liscio e busso
periferia d’imperio parata degli zombi.

Siamo tutti al sole #8

sanguebianco

Il mare tutto arrotonda
Lo suonano i sassi sul vento
e ci si bagna i piedi

Sono le onde più calme
a fare il lavoro migliore
La fretta violenta delle tempeste
che frange e rotola e piange
sotto le ruote della bici –
e l’equilibrio finalmente è perso
perché l’illusione ormai è reale
più vera di una vera bugia –
sul corpo salato
lo scoglio contro il faro
il santo malato
crea falesie nel cuore il mare

Le alghe danno un graffio di verde
smeraldo a tutto
questo lungomare della vita
come fanno le donne la bellezza
sconfinata sperduta nel mondo
più rotondo di ogni orizzonte
e gli occhi dei gatti un attimo prima

Non sono stanco
sono un sasso
che si gode il sole
e il suo vortice
fra una marea di uomini
ai loro piedi mobili molli
come le interiora dell’anima
esanime
La divinità della sincerità
ascoso mi…

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