Da solo

con la cura sparata in cuffia fino a
farmi gridare, ma in silenzio, ‘questo
non sono io’. Entra il rullante, sintesi
del sonno che vorrei dormire, e già

t’aspetto aprile. Morire sarà come
il primo sguardo inconsapevole sul
mondo colpevole di recidive illusioni.
Mi sbaglio, lo so. Raglio mille ragioni

d’amore inutile. Rettile sibilla l’ira
in un sibilo lilla. Brinda l’ombra al
buio di nessuno. Fuio volo solo. Ho

poco tempo e troppo poca paura.
Da quando non c’è più il contratto
nazionale, il male non ha più tatto.

[DALL’ALTRA PARTE DELLO SPECCHIO]

Non parliamo più la stessa lingua.
Io dico ‘è vero!’, e tu ‘non sei mai
stato sincero’. Se il cielo è sfitto

chi ti abita divide la camera con
una decina di umani clandestini.
Praticamente, un asilo di voglie:

1. voglio vivere dignitosamente;
2. voglio ridere per un momento
solo senza pensare a quanto mi
costerà; 3. voglio poter lavorare

ma senza rimetterci il culo della
mia onestà; 4. voglio una famiglia,
una figlia, un gatto rosso e una
bottiglia di vino, e se non posso

[DOPPIO DELLO SPECCHIO: continuando]

riderò, perché sarà stata colpa mia,
e non un branco di avidi a negarmi
la possibilità di sbagliare. Sbaglio,
lo so. 5. una moglie da lasciare;

6. una giornata da dimenticare, e
non tutta una vita da far passare;
7. voglio poter decidere chi votare;
8. rifiuto di essere uno dei vostri

consumatori vivi. Voglio praticare
l’astinenza da ogni forma d’abuso.
Io uso. Non consumo; 9. voglio

tornare a gridare in piazza sotto
un’idea non ancora mozzata dagli
uomini al potere; 10. vorrei non

[LO SPECCHIO]

essere qui dove forse non sono e
non sarò mai. Eppure ora ci sono;
11. voglio un’altra birra, e visto che

non ce l’ho, uscirò a comprarla.
Riciclerò il vetro; 12. voglio un
serto di fiori odorosi come gli

occhi di una ragazza che amo; 13.
il mandolino; 14. voglio giocare con
mio figlio; 15. rincorrere il passato;
16. voglio poter dire ‘sono africano’

senza dover pensare a quanto ha
rubato alla terra la parte di mondo
in cui sono nato, e mai ridato; 17.
voglio e sono tuo, o fungo-formica.

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Un pensiero su “Da solo

  1. Complessa e bellissima, spero di averne colto l’essenza: un grido di dolore/amore alla terra e all’umanità.
    Una speranza lasciata aperta al nascere in ogni sua forma.

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