Vorrei potermi ammalare

titanica
precarietà
che vorrebbe mangiarci vivi
e senza copertura
sanitaria
cit. precariosauro

ma non posso perché devo continuare
a lavorare lavorare. Proprio non posso,
è come un abisso e un mostro marino,
e sono obbligato a passarci in mezzo.

Lavoro per non perdere il lavoro e non
basta mai per sopravvivere. Ma non ho
dimenticato com’è vivere: sdraiarsi al
sole come il gatto bianco stanco dopo

una notte di amore, miagolando graffi
al cielo, alla stelle, alla luna. La pelle brucia e l’aria è un’ombra, protegge

i corpi caldi dei nostri lunghi baci. In
silenzio, fra le grida cieche, nascosti
dalla pancia d’un gregge, scappiamo.

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