Maggio notturno

Stanco d’ogni riflesso
ora sono lo specchio muto
di un’orrenda favola
di veleni

i fuochi d’artificio
dell’abbandono

Mai più una finzione
solo violenta sincerità
e prati di pesciolini a pascolare
alghe notturne sotto le barche
del porto la Vela
fra i lampioni del mare
che si gridano contro

Una penultima birra
prima del vomito l’anima
nella luce più oscura
Io sono la tua più lurida paura

In un attimo
anche in uno solo
c’è la gioia di tutta la vita

G7 Bari zero

È venuta la morte e aveva gli occhi
di papà ghiacciati dal sapere di stare
a morire. L’ho accompagnato in pace
come il mare quando è una tavola

verde. L’ho reso trasparente, scoglio
d’aguzzo invisibile ai fantasmi d’alghe
È diventato l’onda lenta sotto il sole
Io mi accompagnerò e giuro su tutto

da solo per il piacere di saperlo prima
come lo sa la bocca che farà una rima
un pugno alla faccia. Poca cosa rossa

una rosa fresca in un giardino malato
come ha fatto Bari io qui liscio e busso
periferia d’imperio parata degli zombi.

Siamo tutti al sole #8

sanguebianco

Il mare tutto arrotonda
Lo suonano i sassi sul vento
e ci si bagna i piedi

Sono le onde più calme
a fare il lavoro migliore
La fretta violenta delle tempeste
che frange e rotola e piange
sotto le ruote della bici –
e l’equilibrio finalmente è perso
perché l’illusione ormai è reale
più vera di una vera bugia –
sul corpo salato
lo scoglio contro il faro
il santo malato
crea falesie nel cuore il mare

Le alghe danno un graffio di verde
smeraldo a tutto
questo lungomare della vita
come fanno le donne la bellezza
sconfinata sperduta nel mondo
più rotondo di ogni orizzonte
e gli occhi dei gatti un attimo prima

Non sono stanco
sono un sasso
che si gode il sole
e il suo vortice
fra una marea di uomini
ai loro piedi mobili molli
come le interiora dell’anima
esanime
La divinità della sincerità
ascoso mi…

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Il privilegio della malattia

sanguebianco

C’è un dopo chemio per tutto
Per il gusto
la fine del veleno salvifico
è una rinascita abnorme
le voglie biforcute e dolorose
nella carne dell’animo
fino sul lungomare di San Nicola
fino al midollo aspirato
spiaggiate a tartaruga
di una donna incinta
È la malattia che si prende cura
di me

Il mare è il cuore in tempesta
quasi una festa di onde
ugualmente sempre diverse
e schiuma
sui passerotti della guerra
che fanno il bagno alle ali aperte
aspettando un altro viaggio
sulla riva viva
un altro maggio parigino
della mia milza e viole
margherite di linfociti al sole
una vendetta e il mio perdono

Al riparo della torre in quiete
le nuvole minacciano
di far crollare il cielo
con un unico pugno di vento
il portento delle pietre aguzze
Non è la paura della pioggia
è godere del gabbiano che sfida
l’elettricità dell’aria

La vita non può…

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