Full contact

Nella mia testa c’è tutto l’universo
gridato in silenzio
e non c’è verso di convincermi
del contrario
Come un binario ubriaco
nella calura estiva
non ho un inizio né una fine
Sono un miraggio sull’asfalto
liquefatto
della strada del mare
quando ero bambino
una specie di maggio parigino
e le 35 ore settimanali
che falliscono

Lo so
sono uno scoglio
e bevo vino
come il Gesù di Dalla
che balla balla balla
come la coda di una ballerina
alba
sull’acqua del sole
Mi dicono le cornacchie
che camminano
sulla pelle dell’orizzonte industriale
e che io chiamo i dottori
delle mie amanti pizzute
perfette per la confetteria poetica
ognuna tu-sola-nella-mia-vita
che queste
sono solo parole
senza attori e palcoscenico
da Polvere di stelle
con Sordi e Monica Vitti
la fame sotto le bombe
e la gioia di vivere
sul lungomare di Bari
o ragni di parole sole
senza un per sempre
che innaffi di luce
la seta del mio sangue malato
nella pace di Sauris

Ho dimenticato
l’orizzonte a emme
delle montagne della Carnia
Zanzotto aveva ragione
d’amore
come una Merini
autunnale
il coleottero che mi sbatte
sul gomito
il gomitolo di Jim
sparso in tutta casa
le rose in posa
nel giardino a Carbonara
la bara di papà
il cielo perso
del primo mattino
che sono morto

Bevo vino
è vero
e sono forse troppo sincero
a dire che
nella mia testa c’è l’universo
intero
la solitudine di una moltitudine
dispersa nel fiume
liquida e sfuggente
come la gente
classico che morde
gli zombi in centro commerciale
di domenica mattina
Pensavo al mare
e a me che me ne frego
perché io domani vado a Casarsa
della Delizia
a trovare Pasolini
Chissà che io non mi ferisca
finalmente
con il segreto è svelato
invece di dirlo soltanto
Dritto sinistro
e low kick destro

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Il pensiero sconosciuto

C’è la distanza che m’annienta
una mia fuga riflessa è la realtà
che mi fa più verdi gli occhi dal
sale scavati il sole forte a mare

Amare l’ho sempre saputo fare
il Tiliment corre in piena in cielo
ora sono la pietra che rotola via
come le nuvole di Ghemon con

la mia pioggia carico la malattia
Il trucco è dimenticare e tempo
e tempesta e speranza contro

un’ombra in luce di paura vinta
dagli alberi dei boschi protetti
già dall’abbraccio della Carnia

Un esercito di epotiloni

La morte ce l’hai in casa
nel corpo
del ragno magrissimo
che sale spirito il muro
bianco di sangue
con la mosca fra le braccia
in un bacio filato
che la immobilizza
nella seta sera
di un lungo e lento addio alla vita
come quando fai
chemio in più
per guadagnare
tempo
per finire di guardare
il film

Sorangium cellulosum
ti ringrazio
per quello che mi doni
o conato spezza fiato
ne farò un uso sconsiderato

Le parole sono verticali
spirituali della materia
come l’erba dei prati
oppiacei rosso papaveri
asilo afgano di voglie
clandestine
negli occhi dolci e furbi
di un improbabile John
alla stazione
che come ogni altro luogo
di partenza dove ritorni ha la sua
gente da purgatorio
anime che si
muovono costantemente intorno
a un cerchio immobile
come una fontana secca
a maggio solo il sole
è il volo Friuli del mio viaggio
questa volta
celeste
col bit di Out of Time Man

E la tua dolcissima veste
Elaria
come quella di Sheryl Crow
nel video di All I Wanna Do

Buio come in bocca

La vita anche quella della
mia leucemia
è una puttana dolcissima
di ebano affogato
nel deserto Mediterraneo
Vende erba nel purgatorio
della stazione per campare
È forestiera di San Nicola
come la Madonna santa
e la devi prendere per il culo
di cuore prima di fare l’amore
si muore

Tutto questo
inutile odore
fumo di dolore
si cancella in una allegra
bevuta in compagnia
friulana

Mangiamo carne d’orso sloveno
beviamone il veleno

Beviamo che domani si muore
Beviamo che domani si muore

Domani lo sanno già le mani
nelle vene fino nel midollo
tutta la terra sarà in guerra
Tira allora il collo a un’altra
bottiglia di sgnappe, Tino
e tiriamo avanti fino a mattino

Gli estremi veri si toccano
come la notte con il giorno

“Devi sempre farmi l’elenco
di tutti i miei difetti?”

Io che oggi berrei Tocai
e ti scoperei solo
tutto il santo giorno
Elaria
come fosse per sempre
Mi sembra un bel modo
senza bisogno
di un inutile senso
di passare il tempo qui
La matrice della realtà è il sogno
e sola la finzione
ne racconta la verità
Attraverso l’uso ficcante
della lingua
si bagna la fica di tutto
Così è sconfitto il lutto
della mia nascita

La felicità non sarà mai
un angolo smussato
pur se semplice
le sanguineranno le gengive
Per molti di quelli
che avrò conosciuto
in questa mia vita storta
sarò stato
il loro tipo più strano
un raggio di sole che buca
le nuvole
bisognoso si stare
spesso ubriaco
come il cielo friulano
a testa alta

Uno che sta in coppia
anche da solo
fra i seni della Carnia
l’abbraccio della pietra
l’acqua
che mi sopravviveranno

La verità della mosca

tra il bisogno di morire
del corpo alcolico spirituale
sbatti le ali
e il vizio del fumo
eterno
della mente carnaria
sbatti le ali
c’è la vita da bruciare
per consumare fuoco
sbatti i piedi
non hai più radici
solo venti e stagioni
ti ho preso i ricordi
con gli occhi chiusi
le mani le mani
i demoni
ubriachi

Non è ancora maggio

Un impero di bugie
ecco cosa sei diventato
terreno mio anima
come un buco al cuore
ti nascondi per fumare
e domani smetto
ti nascondi fra le montagne
come un animale schivo

Rivendichi
col grido della poiana
che sono ancora vivo

Nel paesaggio verde fiorito
al buio
ne ho intorno l’abbraccio
vedo arrivare la primavera
un gatto che guarda le stelle
come una cosa vera

Il sole al torrente
non mi dà prurito
mi manca la mia leucemia
respiro sangue
una piccola pietra rossa
come una mandorla vestita
Sapessi camminar sull’acqua
del Palar
come un’idrometra
vivrei già da illuminato
come un punto irraggiungibile

Non è ancora maggio
nella mia vita
e se ci sono delle priorità
la più importante e struggente
è farti felice, Elaria
È farti l’amore mille volte ancora

Puoi capire cosa vuol dire
colore verde smeraldo
solo dopo aver visto
il lago di Cornino
alle prime luci del mattino
Così è viverti accanto
nel mese di aprile

Resto seduto
sotto la pioggia
che ingrossa
il Tagliamento
del tuo orgasmo

Volere un figlio
poco prima di morire
non è egoismo
né tantomeno
l’illusione di sopravvivere
alla propria morte
È solo riconoscersi natura

Vedere al buio il Tiliment

Preferisco morire puntato
dal vostro dito
che non ha capito
perché sono pazzo
come un uovo nel gioco del Truc
più di un santo
come un malato
che rinunciare a questo
meraviglioso delirio
liquido negli occhi
sotto i piedi
che mi spinge a parlare
al cielo aperto
ai fili d’erba
E attendere risposta

Io parlo alle ombre, lo so
ma camminare è il respiro
del viaggio, dicono
e io non mi scoraggio
e continuo a chiamarle
a raccolta
per il frutto più nero
quello più sincero
molto simile al silenzio
assoluto
Sono al mondo perduto

Si scrive per sconfiggere
la morte
si celebra la vita
per sfottere la cattiva sorte

Non ho paura
sono ancora calmo
come la pioggia che scorre
di notte
lungo i muri del capannone
Ho paura che le mandorle
si bagnino
Sarò forse
presto tempesta nella foresta

Si scrive sempre di se stessi
Lo facevano anche i poeti
messicani della rivoluzione
E ogni bugia diventa
maledettamente vera

Noi in Friuli
come i bacheri di Spilimbergo
sotto pressione
facciamo miracoli
e baccalà mantecato

Sono il responsabile di produzione
del mio sangue sbagliato

Rivendico il guscio
duro e liscio e appuntito
della fera bella e mansueta Pizzuta
nell’affusolato mese di settembre

Quando la poesia chiama l’azione
perdersi diventa davvero splendido

Restano le alpi carniche
che ti abbracciano
e ti proteggono fino alla fine
dell’impero di questa mia vita
orfana di amore familiare
Torno a essere un animale del bosco
l’apparizione sfuggente del sacro

Un’alba che fatica a salire
ma che è già illuminazione
vera
sulle punte più alte degli aceri
a Tarvisio
È questa la bugia più sincera
come la neve ciarliera
di pace
E qui non tace
il Tocai sul frico di patate

Il cielo è in Friuli

Affilo parole al vento
camminando in cerchio
Sono specchio difronte a uno specchio
sono la realtà stessa livida
e tu ci stai in mezzo
Tu che sono io
tu che sei tutti gli altri
tutt’intorno

Più alberi che essere umani
più alberi che esseri umani

Un freddo che ti scalda il cuore
innaffio le primule nel lavandino
le lascio sole con tutta la notte
col mio destino in un bicchiere
di Refosco dal Peduncolo rosso

Un nuvolone nasconde la nostra speranza
che non muore
dice il ponte del Diavolo
di Cividale

Acquerugiola sull’albero della vita
di Piltrude
i fregi solari senza fine
i frutti della trinità fra i rami
così meravigliosamente pagana
dei suoi figli
cristiani o longobardi poco conta
friulani a testa alta come la Carnia
fieri nell’animo e sangue
umili come la spiritualità
della materia
delle genziane selvatiche
Il re Desiderio amava Elaria

La guerra è la morte
se la ricordano bene
ancora i muri delle case
i nascondigli fra le strade strette
Anche gli austriaci si commuovevano
a vederci morire come cani
lanciati con gli sbarrati contro il baratro
e le mitraglie
Gente dura che la paura
non la fermerà mai
partigiani di nascita
come le montagne

Più alberi che essere umani
più alberi che esseri umani

Il terremoto fa le onde
in ogni bicchiere di grappa
che accarezzi
con lo sguardo fra le dita schivo
giusto anche quando sbagli
foglie ruvide ma capaci di abbracciare
chiunque sia in difficoltà
La nostra clorofilla magica
può guarire ogni sorta di ferita
anche la sorte avversa

Siamo la verità di un popolo
ricco di stenti
che sa gioire della vita

Più alberi che essere umani
più alberi che esseri umani

Druidi delle rare faggete
prestati alle fabbriche

Le mosche prendono il sole
sulle zanzariere
le cimici sono cinesi

Abbracciati dalle montagne
che ci proteggono

Ciarlieri come le cornacchie
perché ubriachi di solitudine

Muliniamo le ali
se ne sente il suono
nel silenzio
è contento

Il Tagliamento in secca
dopo Dignano
sembra un drago d’acqua
che dorme
il re dei fiumi alpini
incatenato da un ponte
umano

Vivere è diventare un ricordo
la sgnappe meglio se furba

Mandi


Dio boi come un dio indiano
benzinaio a San Pietro Borc
una classe di grida i bambini
liberano le anime più pesanti

dei soldati uccisi dalla guerra
Il castello taglia il Tagliamento
fra le campane della Vergine
il volpino abbaia rauco come

la voce del monte nell’ultimo
istante di vita ah se tutto fosse
come un bel piatto di baccalà

al Bachero non si avrebbe che
da combinare un litro di bianco
della casa ma matta a matita

Orizzonte degli eventi

Ancora una volta steso sul letto
epatico
come sul tappeto del ring
con la pancia forata
da quattro coltellate
sorelle
le lacrime di Lucen
ascose nel corpo
piscio sangue dall’anima
ma non sono ancora battuto

Il dolore di tenaci aderenze
inusuale per la mia età
a pareti ispessite
ma dalla mia ho l’incoscienza
dell’eternità
una cauta lisi
come un ventiquattro dicembre
di pura eparina di gioia
e rivoluzione
la poesia è popolare
sono mia madre e il lutto
dei figli me stesso che ho perso
Sono mio padre

Perciò io lotto contro ogni evidenza
e di ogni tramonto rivendico l’alba

La mascherina
dell’anestesia della sincerità
l’ho strappata via sputando il tubo
che avevo in gola

Le tue grida d’amore Elaria
oggi hanno capito due cose
devi pensare a te stessa
e non c’è niente da fare
contro il mio essere sfrontato
nei confronti della vita
In me i contrari combaciano
Non è narcisismo
ma la leggerezza affilata
la profondità del dettaglio
è nel taglio della realtà
Il futuro ingurgita il passato
lo influenza
il presente nessuno lo ha mai visto
da vicino
Così sembra che la vita sia
il paradosso della morte
superabile solo se entrambe
perdono di significato
Sibilla Cumana sparge
sulla pelle del vento
un canto di simboli le cicale di cicatrici
nella carne spirituale
Resta allora la sensazione anomala
di vivere o morire
come accade per un arto fantasma